Ti è mai capitato di sentire qualcuno dire, con aria sicura, “No, guarda, io cerco una collaboratrice domestica, non una colf”? Sembra quasi che siano due lavori diversi, con stipendi diversi e regole diverse. E invece, quando vai a vedere davvero cosa cambia, la sorpresa è un’altra: spesso la differenza non è nel nome, ma in come la figura viene inquadrata, nelle ore e nel tipo di contratto.
Colf e collaboratrice domestica: la verità (senza giri di parole)
“Colf” è semplicemente un’abbreviazione di “collaboratrice familiare” o “collaboratrice domestica”. Nella pratica, parliamo della stessa figura: una persona che svolge mansioni domestiche all’interno di una casa privata.
Quello che influisce su stipendio e gestione, quindi, non è l’etichetta. È tutto ciò che ci sta intorno: compiti effettivi, livello contrattuale, orario, e se la persona è convivente oppure no.
Mansioni: cosa fa davvero una colf
Quando si parla di lavoro domestico, l’elenco delle attività possibili è più ampio di quanto si pensi. In genere una colf può occuparsi di:
- pulizia e riordino degli ambienti
- lavanderia e stiro
- spesa e piccole commissioni
- preparazione dei pasti
- gestione di piante, giardino e, dove richiesto, animali domestici
- supporto alla famiglia, in alcuni casi anche con presenza in casa quando ci sono bambini o anziani, se però non si configura assistenza continuativa specialistica
Qui entra in gioco il quadro normativo: il CCNL del lavoro domestico stabilisce livelli e minimi, e sì, è lì che si decide quanto “pesa” una mansione sullo stipendio.
Il punto che cambia lo stipendio: livelli e inquadramento
L’elemento più importante, per capirsi, è l’inquadramento. Il contratto collettivo distingue vari livelli (A, B e così via, fino ai livelli “Super”) in base a:
- esperienza
- autonomia
- complessità delle mansioni
Esempio concreto, molto più utile di mille definizioni:
- Livello A: attività semplici, spesso con supervisione (tipico per chi è alle prime armi).
- Livello B: gestione più autonoma della casa, cucina semplice, cura ordinaria, maggiore responsabilità.
Più aumenta l’autonomia, più salgono minimi retributivi, contributi e, spesso, aspettative. Ecco perché due persone chiamate “colf” possono avere buste paga molto diverse.
Convivente, non convivente, a ore: il contratto che ti cambia la vita (e il totale in busta)
Un’altra differenza enorme è la modalità di impiego. In pratica, la stessa persona può lavorare con formule diverse:
- Convivente (servizio intero): vive in casa, ha vitto e alloggio inclusi, e di solito un orario strutturato. Attenzione, il valore di vitto/alloggio è un beneficio, e incide su come si compone la retribuzione.
- Non convivente (mezzo servizio): lavora un numero di ore significativo (spesso organizzato su più giorni), ma non vive in casa.
- A ore o part-time: soluzione flessibile, perfetta per pulizie e riordino in giorni fissi o per compiti specifici.
In altre parole, la “differenza” percepita tra colf e collaboratrice domestica spesso nasce perché una è convivente e l’altra è a ore. Ma non sono due professioni diverse.
Come assumerla correttamente (senza inciampare)
Assumere regolarmente non è solo una tutela per chi lavora, è anche una protezione per la famiglia. I passaggi tipici sono:
- registrare il rapporto e comunicare l’assunzione all’INPS
- preparare un contratto scritto con:
- livello di inquadramento
- mansioni dettagliate
- orario e riposi
- eventuale convivenza e condizioni di vitto/alloggio
- versare i contributi INPS, obbligatori anche se la lavoratrice è pensionata o straniera regolarmente impiegata
È un impianto che rientra nel mondo del lavoro domestico regolato, con coperture legate anche a malattia, infortuni, maternità e pensione.
Colf o badante: qui sì che cambia tutto
Se c’è un confronto che ha senso fare, è questo. La colf è centrata sulla casa e sul benessere domestico complessivo. La badante, invece, ruota attorno all’assistenza di una persona non autosufficiente: igiene, mobilità, compagnia, gestione quotidiana più delicata e continuativa.
Entrambe rientrano nel CCNL, ma con mansioni e spesso livelli diversi, quindi anche con retribuzioni e responsabilità differenti.
In sintesi: la “differenza” che conta davvero
Non è colf contro collaboratrice domestica. È:
- livello (competenze e autonomia)
- orario (quante ore e come distribuite)
- convivenza (con o senza vitto/alloggio)
- mansioni reali (casa o assistenza alla persona)
E quando metti in chiaro questi punti, lo stipendio smette di sembrare un mistero e diventa una scelta consapevole, per entrambe le parti.




