C’è un motivo se la “pensione contributiva anticipata” incuriosisce così tanto, sembra la scorciatoia ordinata in un sistema pieno di corridoi, ma funziona solo per chi ha il giusto “pass”. Se ti stai chiedendo chi può richiederla e a che età, qui trovi una mappa chiara, con i punti che spesso vengono fraintesi.
Che cos’è (in pratica) la pensione anticipata contributiva
È una forma di uscita anticipata pensata soprattutto per chi è nel sistema contributivo puro, cioè per chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 e non ne ha nemmeno uno precedente.
Questa distinzione è fondamentale: se hai contributi anche prima del 1996, di solito rientri nella “carriera mista” e il riferimento diventa la pensione anticipata ordinaria, che si basa quasi solo sugli anni di contributi (e non sull’età).
L’età: quando si può andare
Il requisito anagrafico è uno di quelli che si ricordano più facilmente:
- Età minima: 64 anni, valida dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2026 (salvo aggiornamenti normativi e adeguamenti alla speranza di vita).
In altre parole, la soglia “magica” dei 64 esiste, ma da sola non basta. È un po’ come avere la chiave di casa senza il portone aperto: servono anche contributi “giusti” e un importo minimo.
I contributi: contano quelli “effettivi”
Qui arriva il dettaglio che fa inciampare molte persone: non bastano 20 anni qualsiasi, perché si richiedono contributi effettivi, quindi in linea generale escludendo i figurativi.
La soglia inoltre cresce nel tempo. Riassunto rapido:
| Periodo | Contributi effettivi minimi |
|---|---|
| Fino al 2024 | 20 anni |
| 2025-2029 | 25 anni |
| Dal 2030 | 30 anni |
Se ti sembra un salto importante, lo è, e vale la pena controllare con anticipo la propria posizione contributiva.
L’importo minimo: il vero “filtro”
La pensione anticipata contributiva non è solo una questione di età e anni versati. Serve anche che la prima rata stimata raggiunga un importo minimo, legato all’assegno sociale.
In sintesi:
- Importo minimo pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale mensile.
- Soglia ridotta per le donne:
- 2,8 volte con 1 figlio
- 2,6 volte con 2 o più figli
- È previsto anche un limite massimo di importo (fino all’età di vecchiaia), pari a 5 volte il trattamento minimo annuo.
Questo punto spiega perché, pur avendo 64 anni e i contributi richiesti, qualcuno si vede dire “non ancora”: se la pensione stimata non arriva alla soglia, l’uscita anticipata non si sblocca.
La decorrenza: attenzione alla finestra
Anche quando maturi i requisiti, l’assegno non parte il giorno dopo. È prevista una finestra mobile di 3 mesi. Tradotto: raggiungi i requisiti oggi, la decorrenza parte dopo tre mesi.
È un dettaglio pratico, ma incide sulla pianificazione, soprattutto se stai coordinando lavoro, dimissioni e budget familiare.
Chi può richiederla (e chi no)
Può richiederla chi:
- È iscritto all’AGO o a forme sostitutive o esclusive, oppure alla Gestione Separata.
- È privo di contributi al 31 dicembre 1995, quindi pieno contributivo dal 1996 in poi.
In genere non è accessibile a chi ha anzianità “mista” (con contributi pre-1996), che segue canali diversi.
E i casi “speciali” (precoci, caregiver, invalidi)?
Se rientri in condizioni particolari (per esempio lavoratore precoce con almeno un anno di contributi prima dei 19 anni, caregiver, disoccupato in specifiche situazioni, invalidità almeno del 74%, lavori gravosi), esistono altre strade, spesso legate a soglie contributive come i 41 anni in presenza di requisiti mirati.
In questi casi, la cosa più utile che puoi fare è chiedere una verifica formale dei requisiti tramite INPS, perché bastano dettagli piccoli (date, tipologia di contributi, periodi riconosciuti) per cambiare completamente l’esito.
Come orientarsi senza perdere tempo
Se vuoi un controllo rapido, parti da queste domande:
- Ho zero contributi prima del 1996?
- A che punto sono con i contributi effettivi (non solo “anni totali”)?
- La pensione stimata supera la soglia minima (3x, oppure 2,8x o 2,6x)?
- Ho considerato la finestra di 3 mesi?
La pensione anticipata contributiva, alla fine, è un’uscita possibile e concreta, ma solo quando tutti e tre i pilastri, età, contributi effettivi e importo minimo, si allineano davvero.




