Ti promettono “via il grasso della pancia e della schiena” con una sfida del plank in 28 giorni, e lo capisco, è una promessa che accende subito la curiosità. Anche a me, la prima volta, è sembrato quasi magico: un esercizio fermo, senza attrezzi, pochi minuti al giorno… davvero può cambiare tutto? La risposta è più interessante di un semplice sì o no, perché il plank funziona, ma non nel modo “miracoloso” che spesso viene raccontato.
Cosa fa davvero il plank (e perché lo senti ovunque)
Il plank è un esercizio isometrico, cioè lavori “tenendo” la posizione. Eppure dentro, succede un sacco: si accende il core, quella cintura di muscoli che include addominali, obliqui, schiena bassa e stabilizzatori del bacino.
Se lo fai bene, i benefici che noti più in fretta sono:
- Più stabilità: ti muovi meglio, ti senti più “compatto”.
- Postura più pulita: meno spalle chiuse, meno schiena che cede (se lo abbini a mobilità).
- Tono diffuso: non solo addome, ma anche glutei, spalle e gambe.
- Metabolismo più attivo: brucia calorie, anche se non è cardio puro (in 10 minuti si parla spesso di circa 65-108 calorie, variabili per peso e intensità).
E qui arriva il punto chiave: il plank non scioglie il grasso localizzato. Non esiste un esercizio che “sceglie” da dove togliere il grasso. Quello che può fare, però, è rendere il core più forte e visibile, quando il grasso complessivo scende grazie a dieta e allenamento completo.
Perché 28 giorni non bastano per “rimuovere” il grasso (ma possono bastare per cambiare forma)
In 28 giorni puoi ottenere risultati reali, solo che sono diversi da quelli dei titoli:
- Migliori la tenuta e la capacità di contrarre l’addome.
- Riduci l’effetto “pancia mollina” perché aumenti tono e controllo.
- Se abbini una dieta in lieve deficit e un po’ di cardio, puoi anche perdere centimetri.
È un po’ come tirare i lacci di uno zaino: il plank stringe e struttura, ma per “svuotare lo zaino” serve il lavoro sul bilancio energetico. Se vuoi un riferimento, la dinamica di perdita di grasso è legata al concetto di metabolismo, che non è un interruttore magico, ma un sistema che puoi influenzare con abitudini coerenti.
Tecnica: il plank classico, fatto come si deve
La differenza tra “utile” e “mal di schiena” spesso sta in tre dettagli.
- Appoggiati a pancia in giù, gomiti sotto le spalle, avambracci a terra.
- Sollevati sulle punte dei piedi e “chiudi” il corpo, addome contratto e glutei attivi.
- Cerca una linea retta dalla testa ai talloni.
- Collo neutro, guarda un punto avanti a terra, senza spingere il mento.
Segnali di errore comuni:
- schiena che si inarca (core “spento”),
- bacino che ruota,
- spalle che salgono verso le orecchie.
La sfida 28 giorni (realistica): micro-sessioni che funzionano
Invece di inseguire minuti infiniti, ti propongo una sfida sensata: breve, progressiva, sostenibile.
Struttura settimanale
- 4 giorni a settimana: routine con varianti
- 3 giorni: plank leggero o riposo attivo (camminata, mobilità)
Routine base (7-10 minuti)
Lavora così: 30 secondi on / 15 secondi off, per 3-4 giri.
Varianti da alternare:
- Plank con tocco spalla (stabilità e obliqui)
- Plank con slancio gamba (glutei e controllo bacino)
- Plank camminato avanti-indietro (sale il battito, più “total body”)
- Plank con ginocchia al petto (più dinamico, più intenso)
Progressione 28 giorni (semplice):
- Giorni 1-7: 3 giri, tecnica perfetta.
- Giorni 8-14: 4 giri, pause uguali.
- Giorni 15-21: 4 giri, riduci la pausa a 10 secondi.
- Giorni 22-28: aggiungi una variante più impegnativa (o aumenta a 35 secondi).
Se vuoi davvero vedere pancia e schiena più “asciutte”
Il plank è il pilastro, ma serve il resto del ponte:
- Dieta bilanciata (leggero deficit calorico, proteine adeguate)
- 2-3 allenamenti total body a settimana (squat, rematore, affondi, spinte)
- 2 sessioni di cardio (anche camminata veloce 30-40 minuti)
Avvertenze rapide
Se hai dolori a schiena o collo, fermati e rivedi la tecnica. E se hai condizioni mediche o post-partum recente, meglio un parere medico o di un professionista.
In 28 giorni il plank non “cancella” il grasso da solo, ma può trasformare il modo in cui ti sostieni, ti muovi e ti vedi. E quando lo abbini alle scelte giuste, diventa davvero una sfida che lascia il segno.




