C’è una promessa che, letta così, fa venire voglia di fermarsi un attimo: nuovi libretti di risparmio a interessi crescenti. Il messaggio è semplice, lasci i soldi “parcheggiati”, aspetti, e alla fine ti premiano con un rendimento migliore. Nel 2026 però la domanda vera è un’altra, convengono davvero, oppure è uno di quei casi in cui basta un prelievo fuori tempo per far svanire il vantaggio?
Cosa sono, e perché sembrano un ibrido
Questi prodotti, proposti in forme diverse da Poste Italiane e da varie banche, stanno a metà strada tra un conto corrente e un deposito vincolato. Non sono totalmente “blindati”, ma nemmeno liberi come un conto su cui entri ed esci senza conseguenze.
In pratica funzionano così:
- versi una somma (spesso con soglie minime, per esempio 500 euro),
- scegli una durata (frequenti i 12 mesi circa),
- il tasso cresce nel tempo e il “premio” pieno lo ottieni solo a scadenza,
- se ritiri prima, il rendimento si riduce e può sparire la parte più interessante, cioè il bonus finale.
È qui che nasce l’equivoco più comune: la parola “libretto” fa pensare a liquidità totale, ma la logica degli interessi crescenti è quella del premio per la pazienza.
Le opzioni più citate verso il 2026
Nel panorama postale, si parla spesso di formule “Supersmart” agganciate al Libretto Smart, con durate intorno all’anno e rendimenti lordi a scadenza che possono arrivare, in certe finestre promozionali, vicino al 2 o 3%.
Tra gli esempi ricorrenti (da verificare sempre nelle condizioni aggiornate al momento della sottoscrizione):
- Deposito Supersmart Plus, durata 363 giorni, rendimento 3,00% lordo annuo a scadenza, con possibilità di disattivazione anticipata (ma con perdita del vantaggio crescente).
- Deposito Supersmart Pensione, durata 364 giorni, dedicato a pensionati con accredito, rendimento 2,00% lordo annuo a scadenza.
- Altre versioni con tassi variabili (tipicamente tra 1,75% e 3,00% lordo), talvolta con canali o requisiti specifici (per esempio fasce d’età).
Il dettaglio che conta è sempre lo stesso: il tasso “bello” è quello di fine corsa.
Il punto che decide tutto, il vincolo (anche se non lo chiamano così)
La convenienza nel 2026 dipende quasi interamente da una domanda personale, riesco davvero a lasciare quei soldi fermi fino alla fine?
Perché l’interesse crescente funziona come una scala: i gradini finali pesano più dei primi. Se scendi prima, ti rimane in mano solo la parte più bassa.
Un esempio pratico, volutamente semplice:
- metti 10.000 euro pensando a un 2% lordo a scadenza,
- dopo 7 mesi ti serve liquidità e disattivi,
- invece del rendimento “promesso”, potresti ritrovarti con un tasso più vicino a quello base, spesso molto più basso.
Il risultato non è solo qualche euro in meno, è la perdita del meccanismo premio. Se sai già che potresti dover attingere, questa famiglia di prodotti diventa meno sensata.
Rendimento netto, tasse e tutela: cosa guardare davvero
Il rendimento lordo fa scena, ma nel 2026 conviene ragionare sul rendimento netto, cioè dopo la tassazione e le condizioni effettive.
Ecco una sintesi utile, senza entrare in tecnicismi inutili:
| Aspetto | Soluzioni postali | Depositi bancari |
|---|---|---|
| Tassazione interessi | spesso 12,5% su strumenti assimilati a risparmio postale o titoli pubblici | in genere 26% |
| Tutela | legata al perimetro del risparmio postale e alle garanzie previste dalla normativa | tipicamente Fondo Interbancario fino ai limiti di legge |
| Flessibilità | parziale, ma il premio richiede scadenza | variabile, dipende dal vincolo scelto |
Qui il confronto non è “meglio o peggio”, è “coerente con il tuo uso dei soldi”.
Le novità che possono pesare nel 2026
Ci sono tre elementi che molti sottovalutano:
- Esclusione dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro per nucleo familiare, per alcune categorie di strumenti (tema rilevante per l’ISEE 2026).
- Attenzione ai libretti dormienti, se in famiglia c’è un libretto “dimenticato”, conviene controllare e riattivare per tempo secondo le scadenze comunicate.
- Gestione più comoda via app e canali digitali (per esempio Libretto Smart), utile se vuoi monitorare vincoli e scadenze senza sorprese.
Quindi, convengono davvero nel 2026?
Sì, se li usi per ciò che sono: uno strumento semplice, a basso rischio, per risparmi che puoi lasciare fermi fino alla scadenza, senza ripensamenti.
No, se cerchi libertà totale. Perché in quel caso la flessibilità “apparente” può costarti cara: appena rompi il tempo, si rompe anche il rendimento crescente. E a quel punto, più che un affare, diventa un parcheggio con premio mancato.




